martedì 4 ottobre 2016

Non c’è pace per i migranti in transito e richiedenti che negli ultimi mesi hanno trovato in via Cupa assistenza e umanità. Ancora uno sgombero da parte della questura di Roma che ha cancellato con un colpo di spugna le strutture che i volontari ed associazioni hanno eretto da dicembre 2015, quando sempre dagli uffici di via Patini è partito l’ordine di sgombero del Baobab, il centro d’accoglienza autogestito.

E adesso? In poche ore i circa 98 richiedenti presenti in via Cupa sono stati identificati e stando a quanto comunicato dalla questura saranno ricollocati in centri d’accoglienza. Eppure quella dei migranti rimane una delle questioni più spinose che lo stesso Campidoglio, dopo due mesi di tavoli di discussione e di proposte da parte delle associazioni, ha ammesso di non avere i mezzi necessari per fronteggiare. “Abbiamo avuto 2 mesi di incontri – affermano Consiglio italiano per i rifugiati (CIR), Associazione A Buon Diritto, Action Diritti in Movimento e Radicali Roma -  che non hanno portato ad alcuna soluzione. E incontri nei quali abbiamo chiesto che nessuno sgombero venisse adoperato prima che una soluzione materiale fosse resa disponibile. E invece oggi è arrivato lo sgombero”.

Il fallimento delle istituzioni.  La realtà di via Cupa è nata grazie all’iniziativa di cittadini affiancati poi da Ong e associazioni che insieme hanno contribuito dove possibile a colmare le lacune lasciate dal sistema d’accoglienza europeo, italiano e comunale. Una piramide burocratica che spesso però lascia la persona in fuga sola e disinformata sui propri diritti. Per questo prima al Baobab, poi in Via Cupa, i volontari hanno deciso di offrire anche assistenza legale per informare richiedenti e migranti in transito sul percorso da svolgere e sulle proprie prerogative. “Abbiamo trovato uomini e donne esasperati dall’attuale sistema – continuano le organizzazioni -  senza alcuna informazione e senza la possibilità concreta di far valere i propri diritti. La maggior parte di queste persone è passata negli Hotspot voluti dall’Unione Europea o in centri di accoglienza straordinaria, senza aver avuto alcun modo di ottenere un’informativa accurata sull’accesso alla protezione internazionale e alla relocation”.

Il bocco. Lo sgombero di via Cupa arriva a pochi giorni dalla decisione della questura romana di bloccare fino al 21 ottobre le nuove richieste di protezione o relocation per dare il tempo agli uffici di smaltire le pratiche già avviate. Una prassi messa in atto senza alcuna comunicazione ufficiale che, secondo i volontari di Baobab Experience, viola il diritto all’asilo di decine di persone. Lo sgombero di via Cupa è stato solo l’ultimo colpo dato all’iniziativa civile di accoglienza.  Una risposta data dai cittadini all’inadeguaezza delle norme europee, nazionali e comunali. “A suo modo – concludono le organizzazioni - è stato un punto di riferimento e di sostegno dove le persone
hanno trovato informazioni utili per poter fruire dei loro diritti. Non è con lo sgombero che si risolve un problema così complesso: si esaspera solamente una situazione già gravemente compromessa dalla disfunzionalità di un sistema inefficace”.


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