sabato 2 giugno 2018

Questa è la domanda del secolo: ha ancora senso la festa del 2 giugno, la festa della Repubblica, in Italia? O meglio, ha senso la Repubblica, con il suo carico di promesse, garanzie tradite, fatica democratica e disonestà? Ha senso considerare l’Italia una Repubblica, un sistema virtuoso, un baluardo contro la perenne minaccia autoritaria e dedicare questo sistema il 2 giugno?


A leggere la Costituzione della Repubblica, quella nata dalle morti della Resistenza, ci si rende conto che è solo uno straccio, derisa e umiliata. Del resto, l'ultimo tentato stravolgimento costituzionale è soltanto il preludio di una più pervicace strategia di demolizione identitaria e politica.

La Repubblica è innanzitutto storia repubblicana, ma l’insegnamento della storia è stato ridotto all’osso nella scuola pubblica italiana.

La Repubblica è pratica della democrazia, ma partiti TUTTI sono solo macchine di potere degli autocrati dell’ultimo ventennio e sono privi di alcun senso democratico.

La Repubblica è sentimento comune, ma da Nord a Sud l’odio sembra governare le fratture sociali e incanalare le migliori energie intellettuali verso la ferocia e una sotterranea guerra civile.

La Repubblica è servizio, ma quali sono i politici e i cittadini cresciuti nel senso del dovere e nell’obbedienza alle istituzioni repubblicane? chi ci ha provato è stato isolato o ucciso.

La Repubblica è amore per la comunità nazionale, non per un fanciullesco nazionalismo razzista di borgata così diffuso nel Paese.

La Repubblica è fondata sul lavoro, ma dove sta questo lavoro, nelle carte del Jobs Act, tra i schiavi giovanissimi dell’alternanza scuola-lavoro, tra le pieghe dei contratti a termine, a chiamata, a progetto?

La Repubblica è una direzione che non c’è più. Allora, non ha più alcun senso la festa del 2 giugno, come non ha senso ricordare il sacrificio di sangue e di pensiero di chi volle la Repubblica e la fondò, se a indossare il tricolore repubblicano in queste occasioni sono gli smantellatori, i massacratori del comune senso delle cose.

È ridicolo, farsesco e tragico guardare in televisione gli autoritari politici contemporanei parlare di sentimento democratico e repubblicano nel 2 giugno. A chi serve la parata militare del 2 giugno? Ai terremotati? Ai pensionati? Ai poveri? Ai disabili? A partire dai sindaci, eletti dal popolo ma scelti tra le fila della peggiore Italia, per arrivare ai ministri, al presidente del consiglio, ai parlamentari. Per non parlare, poi, dei grandi dirigenti pubblici: di quel sottogoverno che dovrebbe servire lo Stato – altra entità fantasma – e che serve se stesso nell’accumulo di ricchezze. La nostra è la Repubblica dei parassiti, non una repubblica democratica. La repubblica dei delinquenti sanati e di quelli ancora sommersi, non delle persone per bene. La repubblica degli ignoranti, non delle intelligenze civili. E all’orizzonte non si scorge l’alba di una nuova repubblica.

La cosiddetta terza repubblica è una regressione, una retrocessione, un ritorno nella seria zeta del consesso democratico mondiale. Siamo una repubblica peggio che sudamericana, piuttosto anarchica, ma senza fermento democratico, senza coscienza civile: stretti come salsicce sul rullo che ci imbusta e ci svende sul mercato globale della politica.

Siamo al tramonto, ormai: il sole cala e allora chiediamoci perché dovrebbe aver senso festeggiare ancora il 2 giugno.

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