martedì 22 gennaio 2019

Lino Banfi, pseudonimo di Pasquale Zagaria, sarà il futuro ambasciatore del nostro Paese nella Commissione Italiana per l'Unesco. Negli anni Settanta e Ottanta Banfi è diventato uno dei volti più noti della Commedia Sexy all'italiana, per poi dedicarsi, a partire dagli anni Novanta, a fiction televisive come “Un medico in famiglia” nel ruolo di Nonno Libero.
Non è uno scherzo, per rispondere subito alle migliaia di persone che sui social se lo stanno chiedendo. L’annuncio lo ha dato direttamente il vicepremier Luigi Di Maio e così sarà. Tralasciando per un attimo le ironie  quella dell’attore pugliese è una nomina di quelle che non ti aspetti, anche se c’è un precedente e… una profezia.



Il precedente. Siamo nel 2000. Al governo, seppur per poco, c’è il bis di Amato. All’epoca Lino Banfi era non più solo un attore di film cult tanto amato, era uno dei personaggi più apprezzati grazie al ruolo di nonno Libero in “Un Medico in Famiglia”. Insomma, era popolare e non poco visto il seguito della fiction. E così ecco la proposta “governativa”. “Assegni di maternità, chi ha figli paga meno tasse, anche i papà possono stare a casa quando serve, e poi… ecco, perché si sta bene in famiglia, quasi sempre”. Parola proprio di Lino Banfi, che nella parte del popolarissimo “nonno Libero” lanciava un messaggio televisivo su cui il governo aveva fatto molto affidamento per salire nell’indice di gradimento degli elettori: in famiglia adesso si sta meglio perché ci sono più aiuti. Il reddito di cittadinanza allora non era niente… 

Con l’aiuto di Lino Banfi, attraverso uno spot, il governo aveva voluto far conoscere i provvedimenti già adottati in favore delle famiglie, che consistevano in un fisco più leggero nel 2001, con sgravi di 13 mila miliardi che nel 2003 arriveranno a 23 mila. Oltre a congedi retribuiti per mamme e papà e assegni per le famiglie numerose. La campagna televisiva “In famiglia si sta meglio” era uno spot di trenta secondi per un costo totale di due miliardi di vecchie lire. 

Quindi Lino Banfi testimonial di una misura dell’attuale Governo. Proprio come oggi, anche se con le dovute differenze. Non ci sono misure da presentare in questo caso, ma avere un personaggio pubblico tanto amato dalla propria parte… Vuoi mettere? 

E qui veniamo alla “profezia” del Banfi politico. Chi non ha visto il film di Checco Zalone “Quo Vado?”. Qui Banfi interpreta un politico che ha piazzato tutta la famiglia Zalone alla Regione, al Comune, alla Provincia… Niente di male, si tratta solo di uno spaccato dei tempi che sono stati e che ancora saranno. “Il posto fisso è sacro”, dice Lino Banfi nel film. No, non è uno spot al reddito di cittadinanza, ma solo la recita di un attore. Il messaggio della scena del film sembra essere: non è importante se sei laureato o no, basta che hai uno che ti aiuti a trovare e conservare il posto fisso. 

Per  noi è Uno schiaffo al merito e alla competenza che non fa sorridere per niente. E che umilia chi fa sacrifici ogni giorno per studiare pagando tasse universitarie gravose, il grido di 'basta con i pluri-laureati', offre l'immagine esatta dei principali riferimenti culturali e sociali di questo Governo.

Oggi l’endorsement per il Governo M5S-Lega, ma più per Di Maio: “Questo “raghezzo” – dice Banfi alla presentazione della sua nomina –  è bene che si sappia, mi volle conoscere già prima delle elezioni. Mi si presentò il giorno del mio compleanno a luglio, in una orecchietteria con un mazzetto di fiori. Potrebbe essere mio nipote come età, ma lui quando parla da solo ha 32 anni, quando parla con Conte e Salvini sembra ne abbia 55, e non ho capito perché lo fa”. E cosa diceva all’epoca, nel 2000? “Non esplicitamente, ma velatamente, ricevo proposte da parte di tutti gli schieramenti. “Magari ti candidassi”, dicono, ma io non li prendo sul serio. Faccio il mio mestiere e hanno sbagliato gli attori che nel passato hanno tentato la strada della politica: non si possono fare due cose insieme e ognuno deve fare ciò che sa fare”. E a chi lo vorrebbe nel proprio partito Banfi dice con una battuta: “Continuerò a far ridere. Allora loro mi dicono ironicamente “perché, noi che facciamo?”“. Come dargli torto…

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