venerdì 18 gennaio 2019

Noi vogliamo fare qualche riflessione sui fatti attuali. Reddito, ricchezza, consumi, povertà assoluta e povertà relativa sono concetti che vengono declinati con varie modalità in ambito statistico e tutti concorrono a definire il “reddito di cittadinanza” di prossima introduzione.

L’obiettivo dichiarato è quello di eliminare la povertà assoluta, che nel 2017 – secondo l’Istat – ha raggiunto il livello record di 5,058 milioni di persone (8,4 per cento), con una maggiore incidenza tra gli stranieri.
Secondo la definizione statistica, un individuo si trova in condizione di povertà assoluta se l’ammontare della spesa per consumi non è sufficiente ad acquistare un paniere di beni e servizi essenziali per la sopravvivenza.
Qual è l’esperienza delle persone e delle famiglie cadute in povertà? Si tratta di un vissuto che tocca numerosi aspetti della condizione umana: economici, familiari, lavorativi, di salute, psicologici, abitativi, relazionali ed altri. Di conseguenza, in tutti i Paesi europei, il principale obiettivo delle politiche contro la povertà consiste nel fronteggiare le molteplici dimensioni del fenomeno. Benché oggi, in Italia, si insista molto sull’incrementare direttamente l’occupazione degli utenti, questo rappresenta uno dei fini, ma non l’unico. Si delinea il pericolo di rendere il RdC un ibrido: una politica contro la povertà per quanto riguarda i beneficiari (tutti i poveri assoluti), ma una politica contro la disoccupazione rispetto agli interventi messi in campo. Si sposerebbe così una concezione monodimensionale della povertà, che la lega esclusivamente alla mancanza di occupazione, a scapito di quella multidimensionale, che prende in considerazione la varietà di aspetti sopra richiamati. In concreto, una simile scelta priverebbe i poveri di quell’insieme di risposte di cui l’inclusione lavorativa, seppur cruciale, è solo una parte. A livello locale, gli unici attori a detenere le competenze necessarie per affrontare la multidimensionalità della povertà sono i servizi sociali comunali: a questi, pertanto, bisogna assegnare la regia della misura. Riconoscere la multidimensionalità significa, inoltre, promuovere la collaborazione tra i vari soggetti che possono fornire le molteplici risposte di cui i poveri hanno necessità (Comuni, Centri per l’Impiego, Associazioni, Terzo Settore, Scuola, Edilizia pubblica, Asl ed altri).


Cominciare cioè dalla introduzione di un reddito minimo garantito, vincolato a parametri e verifica dei mezzi e delle condizioni, per arrivare al reddito di base universale e incondizionato, che sostenga l’autonomia e il benessere delle persone.

Il Movimento 5 Stelle ha avuto il grande merito di imporre la questione nel dibattito pubblico, ma le sue proposte  sono sempre state così incerte nelle coperture finanziarie da sembrare non realizzabili, sempre circondate dal sospetto di essere soltanto la promessa di distribuire soldi a pioggia. Eppure serve un reddito di cittadinanza. Per tre ragioni.
La prima: la crisi iniziata nel 2008, ormai un decennio fa, ha colpito in modo molto diseguale. Le persone più fragili, si è visto in questi anni, sono anche quelle meno protette da un sistema di welfare categoriale e diseguale, che continua a tutelare molto più i lavoratori dipendenti che gli autonomi, i pensionati rispetto ai pensionandi troppo vecchi per lavorare e troppo giovani per andare in pensione, gli anziani a scapito dei giovani, gli uomini molto più che le donne. Ci sono così tante nuove forme di povertà, improvvise e persistenti, che è impossibile immaginare ammortizzatori sociali e sussidi tali da coprire tutte le storie individuali, tutti i percorsi professionali o umani. Meglio uno strumento universale, generalizzato, semplice, prevedibile nelle modalità di accesso e nell’importo a cui si ha diritto. Almeno riduciamo l’incertezza sul futuro che rende ancora più insopportabile un presente già difficile.
La seconda: la velocità delcambiamento tecnologico. Tutti noi siamo circondati da persone che se perdessero il lavoro che svolgono da una vita o anche solo da pochi anni non ne troverebbero mai uno simile, per tutele o stipendio. Le guardiamo con compassione e timore ma fatichiamo spesso a riconoscere che anche i nostri lavori sono a rischio. Robote algoritmi distruggeranno prima i lavori pesanti, poi quelli ripetitivi a basso valore aggiunto e infine quelli intellettuali. Non sparirà tutto, certo. I migliori ce la faranno sempre. Ma la qualità di una democrazia si misura dalle tutele e dalle possibilità che offre ai mediocri, ai senza talento, a chi è nato nella famiglia sbagliata, senza libri in casa, a chi sa che la “meritocrazia” premia sempre un altro, lasciando lui senza nulla. In questa crisi permanente che ci attende – che porterà tante opportunità ai pochi all’avanguardia, ma con alti prezzi sociali da pagare per i molti rimasti indietro – una rete di protezione quasi serve a tutti. O meglio, a tutti quelli che non hanno risparmi e competenze sufficienti per salvarsi da soli.
La terza ragione è la decisione del governo Renzi di assegnare 80 euro mensili a lavoratori dipendenti che guadagnano più di 8.174 euro all’anno ma meno di 26.600. Si è molto discusso dell’efficacia di questa misura, se sia riuscita o meno a stimolare i consumi. Ma un dato è certo: è stata fatta. Un gigantesco intervento di redistribuzione della ricchezza che vale 10 miliardi all’anno, ogni anno dal 2014 in avanti (è una misura “strutturale”). Quindi si possono fare interventi ambiziosi, con cifre consistenti. Quella misura è andata alla parte bassa del ceto medio, ma non agli ultimi. Gli “incapienti”, quelli che non guadagnano abbastanza neanche da pagare le tasse, non hanno visto un euro. Idem gli autonomi, che con le loro fragili partite Iva avrebbero avuto bisogno di un aiuto assai più di chi ha contratti stabili. Ed è stata una misura iniqua, abbiamo sussidiato le mogli casalinghe di ricchi avvocati o banchieri ma non le madri single costrette a lavorare in nero.

L’attuale governo, invece, assume il cosiddetto reddito di cittadinanza come uno dei principali punti qualificanti. Il decreto conferma le analisi finora proposte da più parti, a partire dalla evidente considerazione che di tutt’altro che di reddito di cittadinanza si tratta. E’ infatti una misura rivolta ai nuclei familiari, e non agli individui, con requisiti di cittadinanza o diritto di soggiorno, di residenza da più di 10 anni, di reddito e patrimonio, e i cui componenti non si siano dimessi volontariamente negli ultimi 12 mesi, se non per giusta causa. Il beneficio massimo ammonta a 9.360 euro annui, ed è condizionato alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale, e prevede l’obbligo di prestazioni al servizio della comunità, nel tempo libero dagli impegni prefigurati nel Patto per il lavoro, cui si affianca, nei casi opportuni, il Patto per l’inclusione sociale, definito insieme ai servizi sociali di zona, da parte di tutti i componenti il nucleo che non siano disabili o di età superiore ai 65 anni, o caregiver. I Centri per l’impiego definiscono infatti un diario settimanale delle attività che devono essere svolte obbligatoriamente dai componenti del nucleo, a pena di decadenza del beneficio, e sono tenuti a svolgere le attività di controllo sui requisiti e sugli adempimenti; inoltre favoriscono l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro. Nell’arco temporale dei 18 mesi della durata del beneficio, nel caso di assunzione a tempo indeterminato per almeno 24 mesi il reddito non percepito viene erogato all’impresa che assume, o all’intermediario che ha favorito l’assunzione, tramutandosi così in un incentivo alle imprese ! Il Reddito di Cittadinanza segue l’impianto del REI (di cui abbiamo parlato diffusamente qui) fino a sostituirlo del tutto nell’aprile 2019. Analogo il sistema di controllo e di sanzioni (nelle ipotesi di mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di orientamento, di carattere formativo o di riqualificazione, da parte anche di un solo componente del nucleo familiare beneficiario, si applicano la decurtazione di una mensilità del beneficio economico, e via via la decadenza dalla prestazione, nonché la decadenza dallo stato di disoccupazione, la decadenza dal beneficio e, per gli interessati, la decadenza dallo stato di disoccupazione, fino alla disattivazione della carta acquisti…). La differenza più importante sta nelle risorse economiche stanziate, che per il REI erano pari a 2.059 milioni di euro per il 2018, 2.545 milioni di euro per il 2019, 2.745 milioni di euro annui a decorrere dal 2020, mentre per il Reddito di Cittadinanza si stanziano 6.110 milioni di euro per il 2019, 7.755 milioni per il 2020, 8.017 per il 2021 e 7.841 a partire dal 2022. Sarà più grande, quindi, la popolazione raggiunta, ma bisognerà verificare se, in fin dei conti, il beneficio economico, che a prima vista sembrava molto più consistente, sia effettivamente e sostanzialmente maggiore del REI.


Ma la parte più preoccupante di questo disegno è quella riguardante le sanzioni nel caso di false dichiarazioni (reclusione da 1 a 6 anni, ma non sarebbe più logico fare riferimento alla normativa penale per reati già esistenti ?), le forti condizionalità comportamentali a carico di tutto il nucleo, la previsione che le movimentazioni della carta acquisti siano messe a disposizione delle due piattaforme informatiche di gestione della misura, il fatto che i Comuni e i Centri per l’impiego debbano segnalare alle piattaforme l’elenco dei beneficiari per cui sia stata osservata una qualsiasi anomalia nei consumi e nei comportamenti. Si configura un sistema quasi poliziesco composto di adempimenti, controlli e sanzioni, che pare disegnato per combattere i poveri, piuttosto che la povertà. 


Sul piano comunicativo viene sempre più accentuata la finalità occupazionale del RdC, con il rischio di diffondere tre messaggi sbagliati. Primo, assegnare al RdC obiettivi che non gli competono. Gli si attribuiscono, infatti, eccessive responsabilità nel fronteggiare i problemi occupazionali italiani, che richiedono invece differenti interventi. Nei paesi europei – mediamente con minore disoccupazione e Centri per l’Impiego più strutturati rispetto al nostro – le politiche contro la povertà riescono a condurre direttamente ad un lavoro stabile il 25% dei beneficiari. Ad altri servono a risolvere problemi di varia natura ed a costruire nuove condizioni per migliorare la loro vita, ad altri ancora offrono almeno la possibilità un’esistenza decente. Considerando la realtà della povertà, si tratta di un insieme di risultati non di poco conto. Secondo, sminuire il valore dei diritti sociali. Insistere sull’inserimento lavorativo veicola il messaggio che le politiche contro la povertà non possono essere promosse con il loro vero obiettivo: garantire diritti sociali alle fasce più deboli della popolazione. Colpisce che ciò accada in una fase storica segnata dalla forte diffusione dell’indigenza e in un Paese dove l’impegno dello Stato a favore dei poveri è storicamente carente. Non a caso siamo stati, insieme alla Grecia, l’ultimo Paese europeo a adottare – nel dicembre 2017 – un intervento nazionale di contrasto alla povertà. 

Terzo, spianare la strada ad attacchi futuri. Infatti, se la creazione di lavoro è presentata oggi come l’obiettivo principale del RdC, un domani, quando non lo si sarà raggiunto, se non per una quota circoscritta di utenti, si potrà facilmente affermare che la misura ha fallito.

Quello che serve, invece, è una rivoluzione nella cultura e nella politica, che conduca a un reddito di base universale e incondizionato mediante una prestazione a livello individuale, che liberi dalla povertà ma anche dal lavoro schiavizzato e precario, permetta una vita libera e dignitosa, rafforzi sia il potere d’acquisto che quello contrattuale delle persone più vulnerabili, sostenga l’autodeterminazione femminile e l’uscita da situazioni a rischio di violenza e dalla necessità di essere mantenute economicamente dipendenti dagli uomini, consenta di avere più potere negoziale nel mondo del lavoro precario, dove si potrebbe intraprendere un percorso verso condizioni di lavoro decente, e più sicure, e più dignitose, e anche di alzare il livello generale delle retribuzioni. 

0 commenti:

Posta un commento

ORA ITALIA

TRANSLATE

NO AL RAZZISMO

NO AL RAZZISMO

BLOG ANTIFA

BLOG ANTIFA

NO CYBERBULLISMO

NO CYBERBULLISMO

FREE PALESTINE

FREE PALESTINE

IBA

International Bloggers' Association

DONA A FREE-ITALIA

Blog Archive

Wikipedia

Risultati di ricerca

DIVENTA FAN

ÙGMAP

Google Maps by Embedgooglemap.net

BORSA

Popular Posts

Labels

allerta meteo (23) AMBIENTE (371) antropologia (27) archeologia (51) Arte (58) astronomia (208) attualità (1023) banche (161) Beppe Grillo (109) Berlusconi (112) Berlusconi biografia (12) Berlusconi e i suoi misteri (38) Berlusconi e i suoi processi (39) Biografie (12) BOLOGNa (20) bufala (66) camera dei deputati (11) Carceri (19) Casta (212) censura (62) centrodestra (15) centrosinistra (30) Cina (14) cinema (22) Cinofilia (3) Civiltà (13) Corruzione (185) Crisi Russia-Ucraina (36) crisi economica (773) Cronaca (1221) Cucina (8) Cultura (164) Diritti (214) DISABILI (47) donne (23) DROGA (12) Economia (788) emergenza (3) Emergenza rifiuti (17) emigranti (11) energia (54) Enrico Marra (3) Esteri (716) etica (1) Ettore Zanca (1) Europa (650) evasione (30) expo 2015 (16) feste (25) filosofia (95) Finanza (241) fissazioni (1) Geologia (83) geoPolitica (179) giochi (3) Giovani (75) giustizia (120) Gli sprechi della politica (115) Gli stipendi dei politici (25) Governo Berlusconi (58) Governo lega-m5s (47) Grecia (96) guerra (295) guide free-italia (74) guide italia-libera (15) Immigrati (60) IMPRESE (67) Inchieste (122) Intercettazioni (16) israele (22) Italia (2271) lavoro (403) LEGA NORD (94) Lettere (3) LOBBY (13) lotte sociali (273) M5S (149) mafia (274) manovra finanziaria (66) marijuana (48) Mario Monti (107) Medicina e Salute (695) migranti (52) Misteri e Occulto (117) musica (39) News mondo (336) Nino Di Matteo (8) NO TAV E MUOS (76) notizie (1) NUCLEARE (27) OGM (3) Ong (11) ONU (1) Pd (25) Pedofilia (4) Pensioni (50) Poesia (120) Politica (1070) Politici e controversie giudiziarie (128) polizia (36) potere (1) POVERTÀ (46) razzismo (59) referendum (10) religioni (20) RENZI (151) Riflessioni (144) RIVOLUZIONE CONSAPEVOLE (34) Roma (62) Russia (28) Salvini (20) Sanità (92) Satira (32) scienza (547) Scuola e Università (181) Servizi Segreti (29) sesso (41) Sicilia (168) Simbologia (19) sindacati (1) società (515) solidarietà (26) sport (88) sprechi (6) Stampa e Media (95) stato (1) STORIA (292) stragi (44) SUD (63) Taranto (1) TASSE (89) Terroristi (101) trattativa Stato - Mafia (55) ttip (7) TURCHIA (118) turismo (44) USA (240) vaticano (61) Verità Nascoste (200) viaggi (1) Video (36) violenza (27) VITTIME MAFIA (43) votazioni (1) Web e hi-tech (195)