martedì 19 febbraio 2019

Dopo la votazione su Rousseau, Salvini come al solito è l'unico che porta a casa il risultato. Non solo non verrà processato, ma in più ancora una volta ha umiliato l'alleato di governo-. Alla retorica grillina sulla legalità chi ha un po di sale in zucca ha sempre risposto che la legalità è un concetto relativo e soprattutto politico, che vale per chi sta in basso, mentre chi comanda è soggetto ad altre leggi. C’è forse rappresentazione più brutale della differenza fra la legalità vista con gli occhi dei 177 migranti sul ponte della Diciotti e la legalità vista dal ministro Salvini dagli scranni del senato? Com’era prevedibile il totem dello sciocco legalismo a 5 stelle va in frantumi ma non lo fa infrangendosi sulla barriera del giusto e sbagliato ma su banali questioni di real politik. Sì, l’onesta pentastellata è proprio come quella dei colleghi in parlamento. Anni di morboso giustizialismo messi nel cassetto per sperare di tirare a campare.


"Tutto in streaming": sparito lo streaming (fin dal meraviglioso incontro in luogo segreto con Casaleggio padre che andò a prenderli in autobus privato per portarli chissà dove senza streaming, dopo l'elezione di Grasso presidente del Senato);

"Mai alleanze con i partiti" (con specifica menzione alla Lega): non c'è bisogno di spiegazioni;

"Qualsiasi carica nel M5S sarà elettiva": presidente non eletto, segretario non eletto, tesoriere non eletto, membri del direttorio non eletti, portavoce non eletti, responsabili comunicazione non eletti;

"Candidati scelti dalla base": è durata finché quelli scelti dalla base sono andati bene alla dirigenza, dopodiché sostituiti d'ufficio;

"Mai in televisione": è durata finché non ha fatto comodo andare in televisione (ma sempre e solo quando possono andare senza contraddittorio, altrimenti non sanno ribattere);

"Esame di Diritto Costituzionale per tutte le cariche elettive": pensa che risate se davvero dovessero sostenere loro un esame simile, non rimarrebbero abbastanza politici del M5S per una giunta comunale;

"Rotazione dei capigruppo in Parlamento": sparita;

"Fuori dall'Euro": no, no, dentro l'Euro, assolutamente (poi una parlamentare dice pure "non so cosa voterei a un referendum");

"Massimo due mandati, poi a casa": già dopo marzo avevano detto che, se si fosse tornati al voto, si sarebbe ripresentata la stessa squadra. E anche questa vedremo come andrà a finire alla fine ;)

"Alleanze in Europa scelte dalla base": sondaggi con opzioni insensate e post di propaganda per indurre al voto dell'opzione desiderata dalla dirigenza. Stessa cosa successa con il voto di oggi 😎

"Si possono trovare 30 miliardi col primo decreto al primo consiglio dei ministri" (con tanto di sventolio di fogli): poi quei miliardi non esistono e si deve fare deficit;

"Siamo ultimi nella classifica della libertà di stampa": poi fanno liste di giornalisti sgraditi e appena vanno al governo e attaccano i giornalisti che li criticano;

"I ministri li sceglie il Presidente della Repubblica": il Presidente dice di no a uno fra molti e loro minacciano l'impeachment (senza sapere neppure cosa sia né che in Italia non esiste);

"Mai più governi non eletti" (i governi non sono mai stati eletti e non è previsto che lo siano): vanno al governo con un presidente del consiglio che non si era candidato tale e con una coalizione che non si era presentata alle elezioni;

"Mai più alleanze post elettorali fra partiti che si presentano divisi e poi inciuciano" (non si chiama inciucio, si chiama alleanza): vanno da soli, poi "inciuciano" con la Lega; ah no, ora è un contratto.

"Nessun Indagato": è durata fino al primo indagato M5s e ad ogni nuovo indagato si "correggono" le interpretazioni. Regole sempre applicate per i nemici e interpretate per gli amici.

"Fuori i partiti dalla RAI!" - RAI interamente occupata insieme alla Lega senza lasciare manco un usciere alle opposizioni;

"No al TAV": TAV... vedremo come andrà a finire ;)

"No al TAP": TAP confermato;

"Niente più fondi alle scuole private": fondi alle scuole private confermati;

"Niente F35 acquistati": acquisto degli F35 confermato;

"Mai più condoni": fanno il condono fiscale e pure il condono edilizio;

Ma la questione in fondo non è lì, visto che il quesito andava oltre la questione giuridica del processo, si trattava di promuovere o meno l'operato del governo, verificare tra gli iscritti se l'alleanza fosse ancora gradita e levarsi dall'impaccio di dover fare una scelta tra la fedeltà ai “valori originari” del MoVimento e l'abbraccio mortale con i leghisti. Persino Grillo aveva avvertito, il potere non logora ma mutila e stiracchia tutti sul giaciglio di Procuste. Che tormento. Visto in negativo, fuori da celebrazioni, il risultato non è poi così eccellente e ben lontano dalle percentuali bulgare a cui ci ha abituato la democrazia di MoVimento: il 41% della base dei cinque stelle ha votato contro il proprio governo, contro l'alleanza, per la fedeltà ai “valori originari”. Ha fatto lo sforzo di connettersi alla piattaforma Rousseau e votare nonostante i mille disagi per mandare un segnale, per quanto piccolo, di disaccordo rispetto alle scelte della dirigenza. D'altrFrancescani lo sono stati. Ma il voto di povertà è durato poco. Lo spartiacque arriva nell'aprile del 2014, quando Grillo sbarca a Roma d'urgenza. Insofferenti per le restituzioni a piccole e medie imprese che limano di molto i loro guadagni, senatori e deputati chiedono al padre superiore del Movimento di poter tenere per sé almeno la diaria mensile di 9mila euro. Nel corso di quella drammatica riunione Grillo propone una quota fissa di restituzione della diaria uguale per tutti, ma non c'è niente da fare. «Un atto di generosità che Beppe ha pagato a caro prezzo», racconta un ex parlamentare del Movimento. È proprio a partire dall'aprile 2014 che molti pentastellati cominciano a trattenere buona parte dei rimborsi.

Un'inversione di rotta che appare evidente anche su maquantospendi.it, il sito che spulcia tra i rimborsi dei Cinque Stelle. Ad aprile 2014, i grillini avevano restituito più di un milione di euro. Ma dal mese successivo, i soldi della diaria destinati alla collettività crollano a 300mila euro al mese, per non andare più oltre i 600mila se non in rari casi. È proprio da allora che i grillini smettono il saio della parsimonia. E indossano la grisaglia del privilegio «Da quel momento racconta l'ex parlamentare M5s anche i nostri deputati e senatori cominciarono a sciamare nei ristoranti del centro di Roma dove strinsero gli stessi accordi che aveva stretto quella casta che tanto odiavamo: sei fatture per i pasti dal lunedì al sabato, inutile aggiungere altro. Nella Capitale lo sanno anche i muri come funziona. Altri invece si misero d'accordo con fornitori, amici, e avvocati». Nessuno è in grado di dire quanti dei pasti consumati siano sospetti. Magari neppure uno, in assenza di controprove. Ma la certezza è che da aprile 2013 a gennaio 2017, i parlamentari del M5s hanno speso in cibo 3,2 milioni di euro.

Tra i più affamati Mattia Fantinati ( 46,391.65), Silvia Chimenti ( 41,649.26) e Danilo Toninelli ( 40,659.80). Praticamente a digiuno Massimiliano Bernini con zero euro, ma tra i più gandhiani ci sono anche il deputato torrese Luigi Gallo (poco più di 6mila euro di pasti in 4 anni) e Roberta Lombardi. Maquantospendi.it mette a verbale che i parlamentari grillini hanno speso in canoni mensili 5,5 milioni di euro in tre anni. Ma la somma è a geometria variabile. Ad esempio, la deputata uscente Marta Grande certifica da aprile 2013 a gennaio 2017 spese d'affitto per 108mila euro. «Un lusso, dato che vive a Civitavecchia: a un'ora di treno da Roma», commenta l'ex parlamentare del M5s». Ma a un'ora di treno da Roma vive anche il parsimonioso Massimiliano Bernini, che però preferiva rientrare a Viterbo tutte le sere, ed è quindi costato alle casse pubbliche zero euro. Tra le sistemazioni più esose, figurano quelle di Nicola Bianchi ( 73,601.14), Barbara Lezzi (quasi 67mila euro) e Nicola Morra (61mila), mentre Luigi Di Maio si è limitato a spendere 16mila euro. Il leader Cinque Stelle guida però la classifica delle missioni non ufficiali: 42mila euro in tre anni. E quella della cancelleria: 7mila e 500 euro in penne e matite.onde già da mesi si legge nelle pagine e sui gruppi frequentati dagli attivisti grillini "Salvini ci sta vampirizzando!", "Questa alleanza non ci porta nessun guadagno". E dopo le elezioni in Abruzzo la frustrazione cresce, tanto da far perdere ai populisti le frequenze del canale del popolo: "gli abruzzesi sono degli ingrati!" Triste quando si scopre che la politica è una questione di interessi e rapporti di forza!

Tutto indica un rapido e inesorabile declino. Nuove strette organizzative in vista delle europee, il farsi partito del movimento a poco serviranno, perché il vero e unico problema è la promessa tradita, la delusione di chi ci aveva sperato o di chi ancora ci spera, ma vede via via la strada per la normalizzazione, per l'addomesticamento dei barbari segnata. Ora anche sul TAV traballano per finire l'harakiri. Il lumicino acceso lo dovrebbe tenere il reddito di cittadinanza che da strumento per rivoluzionare il modello di sviluppo si è trasformato in poco più di una speranza di clientela.

Una lezione di storia al solito senza studenti: non si può cambiare il sistema dall'interno senza diventarne un'ingranaggio!

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