sabato 16 febbraio 2019

Se l’agenda politica fosse dominata, secondo logica, dai problemi veri, staremmo tutti i giorni a parlare di migranti. Non di quei  pochi che arrivano sulle nostre coste su bagnarole fatiscenti, ma dei nostri ragazzi, giovani e meno giovani, che se ne vanno via.



E invece abbiamo un ministro dell’interno che spopola sparando battute da osteria e un ministero degli esteri che, istituzionalmente, deve invece computare quotidianamente le segnalazioni provenienti da altri paesi su nostri concittadini che piantano residenza altrove.

La fuga dall'Italia continua: a 'scappare' sono soprattutto laureati e pensionati

Il numero degli italiani che 'scappano' cresce, ma a sorprendere tra i risultati di quest'analisi sono soprattutto le categorie più coinvolte in questo particolare fenomeno migratorio. In primis ci sono i laureati, i cosiddetti 'cervelli in fuga', che nel 2017 erano stati 28mila, in aumento del 4% rispetto all'anno precedente. A spingere questi giovani a lasciare l'amata Italia sono soprattutto le opportunità di studio migliori offerte all'estero e la maggiore possibilità di trovare un lavoro nel settore in cui si è conseguita la laurea.


Concorrono a formare questa massa due fenomeni piuttosto doversi, perché i giovani se ne vanno per trovare un lavoro (qualsiasi oppure all’altezza della loro preparazione, a seconda dei titoli di studio), mentre gli anziani hanno “scoperto” i vantaggi fiscali che alcuni paesi (anche europei) concedono a chi si stablisce da loro. E in molti casi anche pensioni non eccelse diventano per questa via un reddito decente, con cui vivere sicuramente meglio che qui (dove i salari sono bassissimi, ma i prezzi sono mediamente alti).

Il 37,4% dei nostri migranti ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni, ma la maggioranza assoluta (56%) è compresa tra i 18 e i 44 anni. In aumento anche i minori (19%), a dimostrazione che il fenomeno migratorio riguarda interi nuclei familiari e non solo i single in cerca di fortuna. Un’emorragia di energie mentali e fisiche che – se non interrotta con politiche che rovescino questo andazzo – lasceranno questo paese come un guscio vuoto.

I vantaggi fiscali (e il costo della vita più basso) hanno fatto però crescere velocemente la percentuale degli anziani: + 20,7% nella classe di età 50-64 anni; +35, 3% nella classe 65-74 anni; +78,6% dagli 85 anni in su.

Come sempre, dall’unità d’Italia in poi, a lasciare il paese sono soprattutto cittadini del Mezzogiorno, ben il 49,5% (Sud: 1.659.421 e Isole: 873.615); ma anche il Nord contribuisce in modo pesante (34,9%, complessivamente, di cui 901.552 dal Nord-Ovest e 881.940 dal Nord-Est. Il Centro è relativamente men interessato con il 15,6% (ma comunque si tratta di 797.941).

Chiaro che la cifra totale mostruosa (oltre 5 milioni) è stata costruita nei decenni, tanto che molti connazionali sono ormai tali solo formalmente, specie se di seconda o terza generazione. Per avere il quadro dell’attualità comunque, basta guardare alle percentuali di incremento negli ultimi anni, davvero impressionanti.

Le destinazioni sono ovviamente quasi infinite, ma prevalgono nettamente quelle europee. Il Paese che accoglie in assoluto più italiani ,è la Germania, che a inizio 2018 ha registrato 20.007 nuovi ingressi. Seguono Regno Unito e Francia, rispettivamente a quota 18.517 e 12.870. Mentre la Gran Bretagna è riguardata oggi con qualche sospetto, dopo la Brexit, visto che le presenze sono diminuite nel Regno Unito del 25,2%.

Gli anziani invece preferiscono il Portogallo (+140,4%), grazie anche ai numerosi servizi televisivi che hanno spiegato il beneficio dell’esenzione totale dalle tasse sulla pensione nei primi dieci anni di residenza. Ma attirano anche Brasile (+32,0%), Spagna (+28,6%) e Irlanda (+24,0%).

Questo “mercato degli anziani” si sta del resto sviluppando a una velocità notevole, stimolando la “competizione”. Persino il governo gialloverde ha cominciato a ragionare su vantaggi fiscali importanti per chi si stabilisce nel Mezzogiorno, ma solo se si tratta di cittadini stranieri. Il che non interrompe di certo il flusso dei “migranti dai capelli bianchi” verso mete meno stressanti.

Sono infatti certamente molti i paesi che offrono un costo della vita assai più basso di quello italiano – e quindi già un “vantaggio competitivo” molto serio – che vanno approntando politiche di defiscalizzazione.

E la lista dei paesi che stanno crescendo come possibili destinazioni lo dimostra: Marocco, Thailandia, Spagna, Portogallo, Tunisia, Santo Domingo, Cuba, Romania.

Insomma: non è un paese per giovani, ma neanche per vecchi.

La domanda per tutta la politica, dunque, sarebbe: non è che centinaia di miglia di cittadini stanno fuggendo per colpa vostra?

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