mercoledì 13 febbraio 2019

Matteo Salvini si gode il successo in Abruzzo ma non chiede un rimpasto di governo, come erroneamente qualcuno prevedeva, nonostante la Lega sia ormai primo partito anche sul piano nazionale. Si presenta da Bruno Vespa senza sfoggiare una delle tante felpe militari che usa per catturare il consenso degli italiani che sentono forte il tema della sicurezza. Anche con le felpe lancia messaggi. Usa micidiali tweet su qualsiasi argomento, Festival di San Remo compreso, e non si fa trovare, dove gli altri lo aspettano. Ha imparato a fare politica. Sarà un problema per tutti.



Nella partita che si sta giocando, il leader della Lega è al centro del campo, ha il mazzo in mano e distribuisce le carte perché sa di essere l’unico ad avere due strade da percorrere per conquistare la presidenza del Consiglio. Gli altri, come vedremo, non ne hanno nessuna e annaspano.

Come già annunciato da mass media e sondaggi, le elezioni regionali in Abruzzo hanno segnato il trionfo di Salvini, con la Lega primo partito, determinante per la vittoria della destra. Crollano i Cinquestelle che si consolano con la solita sciocchezza che “un voto amministrativo”, non è un voto politico.
Salvini in prospettiva può rinnovare il contratto di Governo con i 5 Stelle depressi e ridimensionati, pronti a mandare nuovamente in vacanza Di Battista, o può giocare sul lato opposto con un Berlusconi piccolo piccolo che l’ha già nominato primo ministro. Aspetta le elezioni europee e la decisione del Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere del magistrato siciliano. Come voteranno i  5 stelle divisi e imbarazzati?




Anche il PD si consola, nonostante il suo dieci per cento. Perché la coalizione di cui fa parte raggiunge il trenta. Solo che questo “rinnovato” centrosinistra, che va da Calenda e Tabacci a Fratoianni, tutto assieme non raggiunge un terzo dei votanti, cioè non sarà mai minimamente competitivo con la destra a trazione Salvini.

Infine quasi la metà degli elettori non ha votato. La realtà è che coloro che votano a destra vanno tutti a votare, coloro che vorrebbero votare, o nel passato hanno votato sinistra o Cinquestelle, no. La destra non aumenta di molto i suoi voti reali, sono gli altri che li perdono a valanga verso l’astensione.

La passività e la rinuncia alla lotta verso Salvini e ciò che rappresenta, sono le ragioni fondanti della sua resistibile resistibile ascesa.

I Cinquestelle sono diventati il suo tappetino al governo, condividendo tutte le sue porcate su migranti, ordine pubblico, licenza di sparare e tanto altro. Le ultime campagne propagandistiche non sono evidentemente bastate a convincere gli elettori che non sia Salvini a dirigere a bacchetta il governo.

D’altra parte l’opposizione guidata da PD e Forza Italia, partiti non a caso in via di scomparsa, è più in accordo che in disaccordo con il leader leghista. Questi partiti di “opposizione” stanno con Salvini su TAV, autonomia differenziata di Emilia-Lombardia-Veneto, Venezuela e tanto altro.

La Confindustria, quando si rivolge al governo, fa appello a Salvini. CGIL CISL UIL sono scese in piazza criticando il governo, ma senza alcun accenno al Decreto Sicurezza, né all’autonomia differenziata, che rischia di smontare il poco che resta dello stato sociale.

Insomma tutto il palazzo, nelle sue varie anime, oggi lavora per Salvini.

D’altra parte in tutta la UE, le forze di destra cosiddette populiste si stanno alleando con la vecchia destra conservatrice ed europeista e assieme governano o si accingono a governare. E queste forze non mettono certo in discussione l’Unione Europea, ma anzi ne portano alle estreme conseguenze la ferocia liberista dei trattati fondativi.

In questa Europa della guerra tra i poveri e ai poveri, Salvini è molto più europeista di tante inutili anime belle che vagheggiano di una Unione Europea che mai è esistita e mai esisterà.

Solo la costruzione di una alternativa sociale e politica al liberismo, solo il ritorno in campo del socialismo e il rifiuto del colonialismo e dell’imperialismo anche in versione europeista, possono fermare l’ascesa di Salvini.

Bisogna riportate alla lotta sociale e politica la metà che non vota più e coloro che votano solo per rassegnazione. 

Bisogna cambiare musica e cantanti, altrimenti Salvini continuerà a vincere perché tutti cantano i love Salvini…

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