lunedì 22 aprile 2019

Un fenomeno mediatico deve far interrogare sulle ragioni della sua esplosione e del suo successo. Specie se viene gestito su un problema sistemico gigantesco come l’ambiente e il cambiamento climatico che, secondo gli scienziati migliori, rischia di superare la soglia di non ritorno da qui a circa 10 anni.


Il post vuole cogliere alcuni dei punti fondamentali che ogni sguardo attento sul mondo dovrebbe cogliere. Con un riferimento decisamente polemico verso chi – già avanti con gli anni, dunque con sulle spalle una “presunzione di esperienza” – non si fa alcuna domanda e, anzi, invita a non farsene neanche una.

Mentre a noi sembra evidente che la critica del fenomeno mediatico, palesemente guidato dall’alto, non investe affatto la massa di giovani che – giustamente – sente la necessità di mobilitarsi “per fare qualcosa”.

Funziona così, in genere, con le “armi di distrazione di massa”.


Distinguere tra desiderio e realtà. Cioè tra ciò che sogniamo e ciò che è. A tanti piace sognare la favola della bambina che dal nulla sale alla ribalta mondiale e salva il mondo. C’è un problema vero che l’establishment capitalistico ha creato e che non si sogna affatto di risolvere? Basta creare una narrazione edulcorata, che faccia appello alla “buona volontà” dei decisori guardandosi bene dal metterli in discussione; trovare un testimonial credibile o addirittura fantastico; mobilitare (sul serio) i media sotto controllo, et voilà, avrete ore di trasmissioni virate sui buoni sentimenti.

Senza mai toccare responsabilità delle imprese e dei governi, i profitti e il modello capitalistico. Ossia senza mai sfiorare un’ipotesi di soluzione reale di un problema mortale. Tant’è che gli stessi “potenti” che dovrebbero sentirsi “fustigati” dai discorsi del testimonial di turno o dalle manifestazioni di piazza fanno invece a gara per apparire in qualche selfie.

In questo modo, come obbiettivo politico-sociale, si prova a incanalare preventivamente ogni possibile contestazione complessiva del “sistema” dentro un alveo innocuo, più “sentimentale” che risolutivo. 

Le cose che dice Greta si sentono da anni, le hanno dette e le dicono milioni di persone. Eppure non finiscono su tutti i media del mondo (per lo meno quello occidentale).

Come succede che una sconosciuta bambina svedese di 15 anni finisce da un giorno all’ altro su tutti i giornali del mondo? Ecco, fatevi qualche domanda.

I media, tutti, anche nel libero mondo occidentale, sono aziende. Aziende che hanno un proprietario e che fa scrivere e non scrivere quello che gli interessa.

Io vorrei una Greta che si scagliasse contro le scandalose disuguaglianze. Forse c’ è, ma non lo saprete mai perchè non lo leggerete mai sui giornali o in tv.

È la solita storia. Vanno bene tutte le giuste cause del mondo tranne le uniche per cui è nata la sinistra in Italia e in tutto il mondo e in ogni epoca: la redistribuzione della ricchezza, cioè la lotta alla disuguaglianza.

È ridicolo leggere cazzate come “Greta fustiga i potenti del mondo a Davos”. Ma figurarsi!!! Inoltre tutte le grandi battaglie politiche sono state fatte con la lotta dura, dolorosa, sanguinosa, non con gli appelli e il volemose bene.

E sull’ambiente è la stessa cosa.

Una lotta vera all’inquinamento e al cambiamento climatico richiede lo scontro duro contro interessi forti, una battaglia politica in cui per vincere si devono accettare a anche sacrifici personali durissimi, come è sempre stato.

Non vorremo raccontarci che persone a cui si chiede di rinunciare a miliardi di euro di profitti siano disposti a farlo così, senza combattere, “per il bene e la salute pubblica”.

Non funziona così, non è mai funzionato così.

Ma certo un pensiero politico di questo portata non può certo farlo una ragazzina svedese di 15 anni, per ovvi motivi. Metà del mondo non aderisce al protocollo di Kyoto, il cui punto fondamentale è ridurre le emissioni inquinanti. Lasciamo perdere gli USA (che si sono chiamati fuori), ma Paesi che fino a ieri vivevano più o meno nelle caverne e mangiavano radici… pensate davvero che accetteranno di rinunciare a quel benessere che noi occidentali abbiamo raggiunto da tempo, e a cui non vogliamo in nessun caso rinunciare, perché cambia il clima?

No, il fenomeno Greta è solo una gigantesca operazione mediatica per dirottare il malcontento popolare verso obiettivi più sostenibili per certi interessi.

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