domenica 7 aprile 2019

Ordinaria amministrazione direbbe qualcuno. Eppure di ordinario non c’è assolutamente nulla se non l’odio nei confronti di altri esseri umani etichettati diversi o più semplicemente “zingari”.  Torre Maura, periferia est di Roma, una delle più povere, una delle più disagiate. Grandi prati verdi incolti, strade con asfalto fatiscente, case popolari, metropolitana malfunzionante e autobus inesistenti. Qui, secondo una recente indagine, sono stati dislocati 15 centri di accoglienza per i richiedenti asilo sui 49 di tutta Roma. In un campo-ghetto da martedì sono asserragliate 77 persone di etnia Rom Khorakhané, tra cui 33 bambini e donne incinta. Fino a qualche mese fa la struttura accoglieva profughi africani ma ciò per l’individuo medio non fa molta differenza: «se ne devono annà, oppure damo foco a tutto» così gridano alcuni, una ventina all’incirca mentre molta altra gente assiste e non batte ciglio: c’è un comune accordo. Tra la folla inferocita sono palesemente riconoscibili i crani rasati, le tute di nylon dai colori acrilici e sgargianti, i jeans strappati, i chiodi, cristi sanguinanti sui bicipiti e croci celtiche qua e là: Casa Pound e Forza Nuova da giorni picchettano Torre Maura e la gente sta con loro. In situazioni di estrema emergenza come questa è facile parlare alla pancia della gente e soprattutto è facile dare addosso allo storico nemico comune: lo zingaro. Viviamo in un’epoca in cui tutti sono in disaccordo su tutto eppure l’odio nei confronti delle popolazioni Rom accomuna svariati individui. «Non ho visto queste persone rubare ma l’indole è quella» così commenta una signora che vive in quel difficile quartiere da sempre. Non ho visto ma l’indole è quella. Il pregiudizio è forte, così come la voglia di vedere andare via quelle persone perché prima o poi qualche cosa faranno, prima o poi la loro presunta buona condotta crollerà. Alcuni di loro sono stati trasferiti d’urgenza in un altro centro destinato alle famiglie sensibili, sconosciuta – per motivi di sicurezza – la posizione del nuovo centro, tuttavia 9 persone all’estrema destra che cavalca l’odio parlando alla pancia dei cittadini non basta. E allora giù con una scarica di insulti, calci e spinte al pullman destinato al trasporto, un camper bruciato insieme ad un’auto della cooperativa locale che lavora nel campo; i pasti destinati alle famiglie asserragliate, distrutti. La situazione critica ha visto l’intervento della sindaca Virginia Raggi decisa a non arrendersi. La passerella politica invece – come volevasi dimostrare – non ha aspettato un giorno per sbizzarrirsi nell’attività che meglio gli riesce: lo sciacallaggio. Il PD attacca l’amministrazione, ignorando che nel 2014 a Tor di Valle accadde esattamente la stessa cosa, forse anche peggiore. Uno scaricabarile imbarazzante che vede vittime oltre che quei disgraziati i romani stessi.

Sì perché i romani non sono intolleranti come vogliono far credere quelli dell’estrema destra, sono stanchi. Non hanno nulla contro i Rom, molti di loro vivono in perfetta armonia in tantissimi quartieri, sono contrari invece a ghetti in cui la sicurezza è precaria così come le prospettive di crescita sociale e integrazione. Gli abitanti di Torre Maura sono stanchi della precarietà periferica, dell’equità sociale inesistente e soprattutto di un quartiere in cui lo Stato non esiste e chi può si fa giustizia da solo.




Quanti vivono nei campi rom? Secondo la mappatura condotta nel 2017 da Associazione 21 luglio, a fronte di un numero imprecisato di persone appartenenti alle comunità rom, sinti e caminanti presenti in Italia, è possibile quantificare in circa 26.000 unità le persone di etnia rom e sinta che vivono in emergenza abitativa e, nel caso specifico, in baraccopoli formali, in baraccopoli informali, in micro insediamenti, in centri di raccolta rom . Rispetto al 2016, quando i rom censiti erano stati circa 28.000, si è rilevato un decremento del 7 per cento dovuto in parte al trasferimento di alcune comunità da insediamenti informali ad immobili occupati, dall’altro allo spostamento volontario di alcune famiglie, prevalentemente di nazionalità rumena, verso altri Paesi europei. Ci sono poi circa 1.300 persone, in prevalenza sinti, che vivono in una cinquantina di micro aree collocate nell’Italia Centro-Settentrionale; altri 1.200 rom di cittadinanza rumena abitano a Roma, Napoli e Sesto Fiorentino in immobili occupati in forma monoetnica; circa 760 rom di nazionalità italiana sono presenti in abitazione dell’edilizia residenziale pubblica all’interno di quartieri monoetnici nelle città di Cosenza (circa 500 persone) e Gioia Tauro (circa 260 persone). Sempre secondo l’associazione 21 luglio L’aspettativa di vita dei rom presenti negli insediamenti formali e informali è di 10 anni inferiore a quella della popolazione italiana.
La metà sono italiani. In totale la popolazione rom e sinti in Italia è molto giovane: il 55 per cento ha meno di 18 anni. Inoltre si stima che circa la metà abbia la cittadinanza italiana Nelle baraccopoli informali e nei micro insediamenti sono presenti per l’ 86% cittadini di origine rumena. I rimanenti sono in prevalenza di nazionalità bulgara. 9.600 sono rom originari dell’ex Jugoslavia, presenti quasi esclusivamente nelle baraccopoli formali. Un terzo di loro ( pari a circa 3.000 unità) è a rischio apolidia.

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