venerdì 27 dicembre 2019

La questione immigrazione viene percepita in Italia come una delle più urgenti da affrontare, come dimostrano sia i sondaggi d’opinione che il dibattito pubblico spesso influenzato da alcuni politici. Eppure non si può di certo parlare di un’emergenza, come dimostrano i dati ufficiali sugli sbarchi, sull’accoglienza e sulle spese dell’Italia.

Poco più di 10mila sbarchi in un anno. Meno di 100mila migranti accolti nelle strutture in tutta Italia. Una spesa inferiore ai 5 miliardi l’anno, pari solamente allo 0,25% del Pil. Eppure la questione immigrazione continua a essere al centro dei pensieri di molti italiani e, ancor di più, di molti politici. In primis i leader dei partiti di centrodestra come Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Che, evidentemente, riescono a influenzare la percezione degli elettori sulla questione migratoria, come dimostrano molti sondaggi. Uno delle ultime settimane evidenzia come il 28% degli italiani si dicesse molto interessato alla questione. Un altro, realizzato a ottobre, poneva il tema migratorio al quarto posto tra le priorità per gli italiani, dietro soltanto a disoccupazione, situazione economica e tasse. Risultato simile a quello già registrato poco prima delle elezioni europee. Ma l’incidenza degli sbarchi e della presenza dei migranti in Italia, così come il peso sull’economia italiana, è davvero minima, come dimostrano una serie di dati.

Gli sbarchi e l’accoglienza dei migranti in Italia
I dati più attendibili sugli sbarchi e sull’accoglienza dei migranti in Italia sono certamente quelli forniti dal Cruscotto statistico del Viminale. Le cifre prese in considerazione sono aggiornate al 16 dicembre 2019 e comprendono tutti gli sbarchi (e i migranti) registrati in Italia durante l’anno. A questi, però, vanno aggiunti i cosiddetti sbarchi fantasma: si tratta dei tanti barchini che arrivano sulle coste italiane senza essere intercettati in mare. Così molte persone approdano in Italia senza essere identificate e senza che nessuno lo sappia, motivo per cui non possono essere conteggiate in alcun modo.

Gli arrivi nel 2019
Il Cruscotto statistico del ministero dell’Interno riporta il numero di migranti sbarcati dal primo gennaio al 16 dicembre 2019: sono 11.097 persone. Una cifra in netto calo rispetto agli anni precedenti: -90,64% rispetto al 2017 e -52,02% in confronto con il 2018. In questi anni gli sbarchi furono 118.572 (nel 2017) e 23.126 (nel 2018). Nella prima metà del mese di dicembre il numero di sbarchi è molto basso: si sono registrati approdi nei porti italiani solamente in sei giorni su 15 e in quasi tutti i casi con meno di 10 persone arrivate per giornata. Solamente in due giornate si sono registrati sbarchi, rispettivamente, di 64 e 121 migranti.

Altro dato che si può evidenziare è quello dei mesi in cui gli sbarchi sono di più: come è prevedibile, grazie alle migliori condizioni climatiche e del mare, la maggior parte degli sbarchi si registra nei mesi primaverili ed estivi. Nel 2019 ci sono stati più di mille sbarchi solamente nei mesi da giugno a novembre. Per quanto riguarda la nazionalità delle persone sbarcate, la maggioranza relativa viene dalla Tunisia (poco più di 2.500), poi dal Pakistan, dalla Costa d’Avorio e dall’Algeria sono poco più di mille gli arrivati nel 2019. Le altre nazionalità da cui provengono più migranti sono: Iraq, Bangladesh, Sudan, Iran, Guinea e Marocco. Infine, ultimo dato è quello dei minori stranieri non accompagnati arrivati via mare in Italia: nel 2019 sono stati 1.583 finora, in netto calo rispetto ai 3.500 del 2018 e agli oltre 15mila del 2017.

Gli sbarchi fantasma
Gli arrivi in Italia, però, non sono tutti registrati. Anzi, è impossibile conoscere le reali cifre del fenomeno migratorio, considerando l’approdo di piccoli barchini non intercettati in mare, i cosiddetti sbarchi fantasma. Alcuni dei migranti arrivati così in Italia, comunque, vengono rintracciati e successivamente registrati. Le stime per parte del 2019, fornite sempre dal Viminale, evidenziano che circa gli 80% dei migranti arriva in Italia in questa maniera. Sui dati pervenuti fino a settembre, per un totale di circa 5.300 arrivi, nell’80% si è trattato di sbarchi fantasma, mentre solamente il restante 20% riguardava operazioni condotte da Ong o dalla Guardia costiera. In particolare, sono più di 4.300 le persone rintracciate nei primi mesi del 2019 solamente in un secondo momento, di cui quasi 2mila solamente una volta arrivate a terra. Mentre si ipotizza che circa altre 2mila non siano mai state rintracciate. Nei primi mesi del 2019 i barchini arrivati sono 208, per un totale di 4.300 migranti. Nel 2018 i barchini arrivati (e poi scoperti) sono stati 341, per un totale di 6mila persone approdate così in Italia.

La presenza dei migranti nelle strutture di accoglienza
È sempre il Cruscotto statistico del Viminale a permettere di conoscere anche i numeri delle persone presenti nei vari centri di accoglienza italiani. Il report a cui facciamo riferimento è quello aggiornato al 15 dicembre, che evidenzia i migranti accolti per Regione: vengono comprese le persone presenti negli hotspot, nei centri di accoglienza e nei centri Siproimi. In totale i migranti nei centri di accoglienza in Italia sono 92.891, in calo di oltre 2mila unità rispetto alla fine di novembre. I dati del ministero dell’Interno permettono di capire anche quale sia la distribuzione geografica delle persone accolte: il numero più alto si registra in Lombardia (poco meno di 13mila), seguita da Emilia Romagna (quasi 9.500), Lazio e Piemonte (entrambe di poco sotto i 9mila). Le Regioni con meno presenze sono quelle più piccole (più la Sardegna), con Umbria e Basilicata intorno alle 1.500 presenze, il Molise intorno alle mille e la Valle d’Aosta a 149. Il rapporto delle presenze sulla base del totale segue questa classifica: Lombardia al 14%, Emilia Romagna al 10%, Lazio e Piemonte al 9%, mentre chiudono il Molise con l’1% sul totale dei migranti ospitati in Italia e la Valle d’Aosta allo 0,2%.

La spesa per i migranti in Italia
L’Italia spende tra i 4 e i 5 miliardi l’anno per la gestione dei migranti: una cifra che viene fuori mettendo insieme tutte le spese, dai salvataggi in mare all’accoglienza. In realtà i dati non sono molto aggiornati, ma risalgono al Documento di economia e finanza del 2018. In quell’atto ufficiale, che anticipa in qualche modo la manovra e registra i conti dello Stato, si riporta la spesa del 2017 per l’immigrazione, pari a 4,3 miliardi di euro. Una cifra in crescita nelle stime del governo (c’era ancora Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi), secondo cui si ipotizzava una spesa per il 2018 tra i 4,6 e i 5 miliardi di euro, con numeri variabili in base alle diverse condizioni riguardanti sbarchi e numero di migranti accolti. Queste risorse vengono impiegate soprattutto (ma non solo) per l’accoglienza, con circa 3,4 miliardi, mentre il resto viene utilizzato per il soccorso in mare, l’istruzione e la sanità delle persone arrivate in Italia. In particolare, il 68,4% dei fondi destinati all’immigrazione viene speso per l’accoglienza, mentre il 18,9% serve per i soccorsi in mare e il 12,7% per il capitolo riguardante sanità e istruzione.

Dal Def del 2018 emerge anche un altro dato: nel 2017 (quando la spesa per la questione immigrazione fu di 4,3 miliardi) i fondi utilizzati, per quanto possano sembrare tanti in cifre assolute, corrispondono solamente allo 0,25% del Pil. Un valore che, secondo le previsioni contenute nel Documento di economia e finanza, sarebbe dovuto salire di pochissimo (+0,02% del Pil) nel 2018, rimanendo comunque su percentuali molto simili a quelle del 2017 e di certo non ingenti rispetto al totale del bilancio statale. Inoltre, queste cifre corrispondono allo 0,5% della spesa pubblica. Sempre ben al di sotto dell’1%. L’ultimo aspetto riguardante i fondi destinati all’immigrazione è quello sulla provenienza di queste risorse. Dall’Ue non arriva quasi nulla, tanto che solo 80 milioni di questi circa 5 miliardi vengono messi a disposizione dall’Unione europea. Però va sottolineato anche che i fondi italiani per far fronte all’emergenza immigrazione rientrano in un capitolo del Def denominato “Spese per la clausola di eventi eccezionali”. Il che vuol dire che queste spese, esattamente come quelle per far fronte a eventi sismici, vengono scorporate dai vincoli di bilancio previsti dal Fiscal compact. Per farla ancora più semplice, queste risorse non rientrano nel debito pubblico e, se l’Italia non spendesse questi soldi in questo modo, non potrebbe farlo altrimenti: l’Ue lo vieterebbe considerando questi 5 miliardi ulteriore debito pubblico. In sostanza, l’Ue non finanzia più di tanto l’Italia per far fronte all’immigrazione, ma permette a Roma di spendere soldi che altrimenti non avrebbe a disposizione. Ed è forse questa, dati alla mano, l’unica accezione di emergenza che si può impiegare sulla questione migranti in Italia.

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